Studio Carletti

2 mesi 3 settimane fa

Fattura elettronica, “0000000” è il codice convenzionale verso i consumatori privati

Come noto, dal prossimo 1° gennaio 2019scatterà l’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico. Sarà una vera e propria rivoluzione che coinvolgerà la generalità dei soggetti passivi (imprese e lavoratori autonomi) per quanto concerne le cessioni di beni e prestazioni di servizi. In questo articolo affrontiamo uno degli aspetti tecnici che spesso fa sorgere dubbi e perplessità: il codice convenzionale.
Il processo di fatturazione comporterà il transito dei documenti emessi e ricevuti attraverso il sistema di interscambio. Si tratta, in definitiva, del completamento di un percorso iniziato con l’obbligo di emissione delle fatture in formato elettronico per i documenti destinati alla Pubblica Amministrazione.
L’obbligo riguarderà imprese o lavoratori autonomi residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato con le uniche eccezioni rappresentate dalle fatture emesse dai contribuenti che si avvalgono:
• del regime forfetario (art. 1, commi da 54 a 89 della legge n. 190/2014);
• del regime dei minimi (di vantaggio ex art. 27 del D.L. 6 luglio 2011, n. 98).
Per questi soggetti resta fermo l’obbligo di emettere la fattura in formato digitale per le operazioni effettuate nei confronti della PA.
La fattura deve essere emessa in formato elettronico anche nei riguardi dei consumatori finali non in possesso della partita IVA. In questo caso si pone il problema del codice destinatario da indicare nel file in formato XML, posto che si tratta di un elemento fondamentale per poter inoltrare il documento al sistema di interscambio.
Il provvedimento del 30 aprile 2018 stabilisce che il codice convenzionale “0000000” dovrà essere inserito nel caso in cui il soggetto cessionario/committente sia un consumatore finale in possesso del solo codice fiscale da inserire nella sezione delle informazioni anagrafiche del file della fattura elettronica del cessionario/committente

Tale codice convenzionale (“0000000”) può essere utilizzato anche per emettere le fatture nei riguardi di:
• soggetti forfettari;
• soggetti minimi;
• agricoltori che si avvalgono del regime di esonero.
Il SdI recapita la fattura elettronica al cessionario/committente mettendola a disposizione nella sua area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate. Allo stesso tempo il cedente/prestatore ha l’obbligo sancito dall’art. 1, co 909, L. n. 205/2017, di consegnare direttamente al cliente consumatore finale, soggetto minimo/forfettario o produttore agricolo in regime di esonero, una copia informatica o analogica della fattura elettronica, comunicando contestualmente che il documento è messo a sua disposizione dal SdI nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle Entrate.
Per molti esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo cambierà il modello organizzativo: per esempio per gli esercenti le professioni sanitarie con la maggior parte della clientela privata. In tale ipotesi il medico deve compilare il campo “Codice destinatario” inserendo il codice convenzionale 7 zeri (“0000000”) e il campo “Codice Fiscale” inserendo il codice fiscale del proprio cliente. La mancata compilazione di uno dei due campi determina lo scarto della fatture elettronica.
A fronte dell’obbligo della fattura elettronica sarebbe auspicabile che l’Agenzia delle Entrate non chiedesse più in sede di controllo formale della dichiarazione i documenti emessi in formato digitale, dato che li ha già tutti a disposizione presso il sistema di interscambio.
Sarebbe necessaria anche una modifica normativa per superare l’emissione della fattura entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell’operazione. Da più parti si suggerisce che l’emissione della fattura possa avvenire, anziché il giorno stesso dell’effettuazione dell’operazione, entro il giorno della liquidazione IVA (il 16 del mese successivo). Sarebbe opportuno anche abrogare la comunicazione al servizio tessera sanitaria da parte degli operatori sanitari nell’ambito del modello 730 precompilato che porterebbe a un’inutile duplicazione di informazioni.

Studio Carletti

3 mesi 4 settimane fa

Ancora poche ore e arriveranno le sospirate ferie buon ferragosto a tutti

Studio Carletti

4 mesi 3 settimane fa

Nuovi servizi per la fatturazione elettronica: canale preferito di ricezione e QR-Code
Dal 15 giugno scorso sono disponibili i servizi per la generazione del QR-Code e per la registrazione dell’indirizzo telematico sul quale ricevere le fatture elettroniche. Chiariamo quali sono i vantaggi legati all’utilizzo di questi nuovi strumenti.
Rilascio nuovo servizio di pre-registrazione
“L’indirizzo telematico che stai registrando sarà quello dove saranno recapitate di default tutte le fatture elettroniche trasmesse al SdI dai tuoi fornitori, indipendentemente dall’indirizzo che loro riporteranno in fattura. …”
Non poteva essere più chiaro l’estratto del messaggio sopra riportato e ripreso da un disclaimer che appare nel profilo personale del portale “Fatture e corrispettivi” quando la partita IVA si accinge a inserire e confermare il proprio canale preferito per poter così ricevere le future fatture elettroniche passive. Infatti, dallo scorso 15 giugno, l’operatore economico può, in autonomia con le apposite credenziali (oppure tramite l’intermediario che agirà per suo conto), in pochi click, indicare dove preferisce farsi recapitare le fatture elettroniche passive emesse dai propri fornitori.
I vantaggi del canale “codice destinatario” rispetto alla PEC
Il canale da preferire è sicuramente quello del codice destinatario, che quindi andrà inserito in luogo della PEC. Il codice destinatario è composto da 7 caratteri alfanumerici ed è solitamente fornito da un provider che coincide il più delle volte con il proprio commercialista o con la software house di riferimento. Quest’ultima, essendo specializzata nei processi informatici sottostanti e offrendo un canale diretto e accreditato verso i sistemi informatici dello SdI, garantisce sicuramente una gestione delle fatture elettroniche più rapida, organizzata e quindi più efficiente, a tutto beneficio della necessaria e conseguente contabilizzazione delle stesse.
Alla lunga, infatti, la gestione delle fatture elettroniche allegate alle PEC può risultare molto farraginosa soprattutto per chi ha un ciclo di fatturazione passivo con numeri rilevanti. La gestione dell’archiviazione automatizzata, i report di fatturazione, la ricerca veloce delle fatture elettroniche sono solamente alcuni degli esempi che rendono imprescindibile una scelta pro codice destinatario e a discapito invece della PEC.
La buona prassi per una comoda ricezione delle fatture elettroniche
Come detto poco sopra, il provider mette a disposizione di tutte le partite IVA clienti il proprio codice destinatario e, quando riceve una fattura elettronica, la smista all’operatore economico corretto leggendo all’interno della fattura elettronica il tag univoco della partita IVA. L’identificazione immediata della partita IVA è un’operazione molto semplice per lo SdI, in quanto va ricordato che il file fattura elettronica è un file xml quindi, semplificando, un file strutturato per tag(partiva IVA, denominazione, codice fiscale, etc.).
Aderendo quindi a questo servizio di pre-registrazione, la partita IVA può inserire e confermare una delle due opzioni (PEC o codice destinatario). Qual è il vantaggio? La partita IVA, al bisogno, ha il vantaggio di indicare ai fornitori cedenti solo il numero della propria partita IVA per ricevere la fattura in quanto, come detto, sarà direttamente il SdI che, dopo aver ricevuto la fattura elettronica emessa dal cedente, la smisterà sul canale di ricezione prescelto a monte dall’operatore economico cessionario.
Si precisa che tale adempimento non è obbligatorio ma, per i motivi sopra esposti, è fortemente consigliato aderirvi. Infatti, se al contrario si decidesse di non procedere alla registrazione, il cessionario, per evitare di dover entrare continuamente nella propria area riservata del sito web dell’Agenzia delle Entrate dove sono, per un periodo di tempo limitato, visualizzabili le fatture elettroniche ricevute, dovrà ogni volta comunicare ai vari cedenti emittenti il proprio indirizzo PEC o il proprio codice destinatario di riferimento. Evitare di dettare codici alfanumerici e indirizzi PEC, per i quali l’errore di digitazione è dietro l’angolo, è sicuramente una buona prassi sia per la partita IVA che deve inserirli in fattura al fine di emetterla, sia per l’operatore che la deve ricevere. La soluzione quindi è aderire al nuovo servizio di pre-registrazione.
Il nuovo servizio di generazione del QR-Code: dal cassetto fiscale e da “Fatture e corrispettivi”
Cercando di tendere a un’oggettiva semplificazione e di rendere più smart il processo di fatturazione, l’Agenzia delle entrate da qualche settimana ha messo a disposizione degli operatori economici un nuovo servizio web di generazione di codici a barre bidimensionali (cd. QR-Code). Il codice è utile per l’acquisizione automatica e immediata delle informazioni anagrafiche IVA del cessionario/committente e del relativo “indirizzo telematico”.
Anche in questo caso il processo di generazione è semplice in quanto è sufficiente accedere o al proprio cassetto fiscale oppure al portale “Fatture e corrispettivi” tramite uno dei canali ammessi (Entratel, Fisconline, SPID, CNS). Questa attività può essere gestita o in totale autonomia oppure tramite un intermediario abilitato alla trasmissione delle dichiarazioni ex art. 3 co.3 del DPR 322/1998. Quest’ultimo può essere delegato attraverso le funzionalità rese disponibili agli utenti Fisconline o Entratel, all’interno dell’area riservata dedicata oppure mediante la presentazione di un apposito modulo di delega (scaricabile dal sito www.agenziaentrate.gov.it) da consegnare presso un Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.
Si precisa che i dati (denominazione, partita IVA, codice fiscale, PEC, codice destinatario) indicati nel QR-Code in fase di prima registrazione possono essere sempre modificati in qualsiasi momento e in tal caso sarà sufficiente rigenerare un nuovo QR-Code.

Agenzia delle Entrate - Dichiarazione precompilata 2018

Studio Carletti

5 mesi 1 giorno fa

Il 1 luglio è arrivato ed è tempo di comprendere meglio cosa succede quando il consumatore o il titolare di partita Iva compra del gasolio e della benzina per motori di autotrazione dal gestore del distributore stradale di carburante.

1) In primo luogo le regole che vedremo sono solo, appunto, riferite al gasolio e benzina da autotrazione , non riguardano altri tipi di carburanti (GPL) ovvero altri utilizzi (nautica ovvero motori fissi, gruppi elettrogeni e apparecchiature varie).
2) Bisogna distinguere l'acquisto fatto dal privato rispetto a quello fatto dalla partita Iva che acquista il carburante per dedurlo, ai fini delle imposte dirette, e per detrarlo ai fini Iva. Attenzione che in questo ultimo caso bisogna comprendere anche l'acquisto fatto dal dipendente in trasferta.
3) Per il consumatore finale che va a fare benzina la cosa è piuttosto facile perché non cambia nulla rispetto al passato.
4) Per le partite Iva invece il discorso è diverso: vediamo le 4 casistiche principali.
Caso 1 – il professionista e l'impresa si presentano alla pompa di benzina in orario di apertura con la presenza del gestore e chiedono al gestore l'erogazione della benzina con lo scopo di ottenere i relativi benefici fiscali. La norma allo stato attuale non gli consente di chiedere la fattura (anche se sul punto si ritiene che la disposizione è stata superata dal nuovo assetto globale, sul punto però si attende un chiarimento dell'Agenzia). Pertanto, allo stato attuale per ottenere la deduzione, ai fini delle imposte dirette o ai fini Iva, si ritiene che il contribuente bbiaa due soluzioni: la prima si presenta con la carta carburante e fa apporre la firma e il timbro dal gestore, ma non basta: è costretto a pagare con un mezzo tracciabile suo (carta di credito, di debito o pagamento da smartphone ecc.) oppure intestato all’impresa o al professionista ovvero anche intestato al soggetto che fa il rifornimento ma che deve avere con l'impresa o il professionista un rapporto di lavoro in essere (in questo ultimo caso il rimborso va fatto con mezzo tracciabile);
Caso 2 - il professionista e l'impresa si presentano alla pompa di benzina in un orario in cui funziona solo il self service con lo scopo di ottenere i relativi benefici fiscali. La norma allo stato attuale gli consente di chiedere la fattura differita portando al gestore lo scontrino che gli rilascia il distributore automatico ovvero, se il self service è predisposto può attraverso un lettore ottico del distributore automatico fornire i suoi dati fiscali (utilizzando anche il QRcode rilasciato dall'Agenzia delle Entrate). Comunque, per ottenere tutti i benefici fiscali è costretto a pagare con un mezzo tracciabile (carta di credito, di debito o pagamento da smartphone ecc.), intestato alla impresa o al professionista ovvero anche intestato al soggetto che fa il rifornimento ma che deve avere con l'impresa o il professionista un rapporto di lavoro in essere (in questo ultimo caso il rimborso al dipendente va fatto con mezzo tracciabile);
Caso 3 – il professionista o l'impresa hanno stipulato un contratto di netting con la compagnia petrolifera ovvero un contratto di servizi con un provider. In questo caso qualunque sia l'orario in cui viene fatto il rifornimento (in presenza o meno del gestore) dovrà utilizzare la carta che gli è stata rilasciata dalla compagnia petrolifera ovvero dal provider. A seconda delle carte gli richiederà di inserire il numero dei chilometri. Il contribuente riceverà a fine mese una fattura (con ogni probabilità elettronica) con tutti i dettagli dei rifornimenti direttamente dal fornitore del servizio e non dal gestore e provvederà a regolarla, ovviamente con un mezzo di pagamento tracciabile).
Caso 4 – il dipendente del professionista o dell'impresa, non in possesso di un contratto di netting, fa il rifornimento durante una trasferta . In questo caso seguendo una delle ipotesi precedenti (caso 1 o 2), il dipendente deve pagare con un mezzo di pagamento tracciabile e il rimborso da parte del datore di lavoro dovrà avvenire sempre in modo tracciabile.

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5 mesi 1 giorno fa

l quesito.Un contribuente ha eseguito alcuni lavori di ristrutturazione nel 2016 che beneficiano della detrazione del 50% per la ristrutturazione edilizia. Le relative fatture sono state pagate ad agosto 2016 con bonifici bancari, ma uno di questi non aveva l'indicazione degli estremi di legge e quindi non era «parlante».
La circolare 43/E/2016 è applicabile solo ai bonifici errati fatti dopo tale data oppure, anche in caso di bonifico emesso prima del 18 novembre 2016, è possibile chiedere al fornitore una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell'impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente? M.G-Perugia

La risposta. Per ottenere la detrazione del 50%, è necessario pagare le fatture con bonifico bancario o postale indicando, oltre al codice fiscale del beneficiario e la partita Iva dell'impresa, la causale di versamento (del tipo “Bonifico di pagamento per lavori di ristrutturazione edilizia (detrazione fiscale 50%) articolo 16–bis del Dpr 917/1986. Pagamento della fattura n. XY del giorno/mese/anno”). In alternativa, si ritiene sufficiente anche l'indicazione: detrazione del 50%, acquisto condizionatore (usando il modello di bonifico specifico per le ristrutturazioni edilizie), in modo comunque da consentire la ritenuta dell'8% da parte della banca che accredita il versamento nel conto corrente del fornitore (articolo 25 del Dl 78/2010, convertito, con modificazioni, nella legge 122/2010 e successive modifiche).

Al riguardo, con la circolare 43/E/2016, l'agenzia delle Entrate ha chiarito che non si decade dai benefici se il pagamento avviene mediante assegno, ovvero bonifico incompleto. In sostanza, in questo tipo di casi, se il bonifico risulta incompleto o mancante, il beneficio è comunque riconosciuto, a condizione che l'impresa esecutrice dei lavori rilasci al contribuente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dalla quale risulti che «i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell'impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito».

Tale documentazione deve essere conservata ed esibita dal contribuente al Caf che presta l'assistenza alla dichiarazione dei redditi, ovvero, su richiesta agli uffici dell'amministrazione finanziaria. Tale procedura, tuttavia, è stato precisato nella successivacircolare 7/E/2018, «si applica solo nell'ipotesi di acquisto di box pertinenziale nel presupposto che il pagamento avvenga in presenza di notaio».

Il quesito è tratto dall’inserto «l’esperto risponde», in edicola con Il Sole 24 Ore di lunedì 9 luglio.

Studio Carletti

10 mesi 3 settimane fa

Deposito IVA: ecco quando è necessario prestare garanzia
Deposito IVA.: l'Agenzia delle Entrate con una risoluzione chiarisce quando è necessaria la garanzia e il regime di reverse charge

Con la risoluzione 5/e del 16 gennaio 2018 è stato risposto ad un interpello sui depositi IVA ai sensi dell'articolo 50-bis del DL 331/93. Com'è noto il decreto fiscale 193/2016 collegato alla Legge di stabilità 2017, ha introdotto novità significative nella disciplina dei Depositi IVA nella parte che regola l'introduzione e l'estrazione dei beni dal Deposito IVA. Le modifiche incidono sulla modalità di pagamento dell'imposta, coinvolgendo, in qualità di sostituto di imposta, il gestore del Deposito stesso. Successivamente, il DM 23 febbraio 2017 ha definito i contenuti, le modalità e i casi di prestazione della garanzia prevista dall'articolo 50-bis, comma 6, secondo periodo, del DL 331/1993, da parte dei soggetti che procedono all'estrazione di beni introdotti in Deposito IVA, ai sensi del comma 4, lettera b), del citato articolo. L'art. 4 di detto Decreto ministeriale, in particolare, disciplina i cosiddetti "Casi di esclusione" di prestazione della garanzia, ricomprendendo, nella lettera a), i soggetti che hanno effettuato l'immissione in libera pratica con introduzione nel Deposito IVA e che procedono anche all'estrazione delle stesse merci dal Deposito. Dette modifiche, si applicano a decorrere dal 1° aprile 2017.
Tanto premesso, l'istante chiede se nel caso in cui il soggetto che procede all'estrazione dei beni dal Deposito IVA coincida con quello che ha effettuato l'immissione in libera pratica con introduzione dei beni nello stesso Deposito, esista o meno l'obbligo di prestare la garanzia.
L'Agenzia nel rispondere ha chiarito che per quanto concerne le modalità di estrazione dei beni dal deposito IVA, momento che coincide con l'esigibilità del tributo, l'art. 50-bis, comma 6, prevede che, ad eccezione dei beni introdotti in forza di un acquisto intracomunitario e dei beni immessi in libera pratica, per le altre operazioni agevolate l'imposta è dovuta dal soggetto che procede all'estrazione ed è versata in nome e per conto di tale soggetto dal gestore del deposito. Per i beni immessi in libera pratica la norma, in particolare, richiede che, per poter assolvere l'imposta mediante l'inversione contabile, il soggetto che procede all'estrazione del bene presti idonea garanzia. In sostanza, la prestazione della garanzia, è residuale, in quanto necessaria solo per i soggetti che intendano avvalersi del reverse charge anche se non possiedono i requisiti di affidabilità previsti dall'art. 2 del DM – i quali peraltro possono essere autocertificati – né rientrano, comunque, nelle ipotesi del successivo art. 4. In particolare, l'articolo 4, comma 1, del DM 23 febbraio 2017 stabilisce che: "i requisiti di cui all'art. 2, comma 1, si considerano sussistenti in capo ai soggetti che procedono all'estrazione qualora ricorra una delle seguenti condizioni:
• il soggetto che procede all'estrazione dei beni dal deposito IVA coincide con quello che ha effettuato l'immissione in libera pratica con introduzione dei beni nel deposito IVA;
• il soggetto che procede all'estrazione dei beni dal deposito IVA è un soggetto autorizzato ai sensi degli articoli 38 e seguenti del regolamento (UE) n.952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 ottobre 2013, oppure è esonerato ai sensi dell'art. 90 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43”.
Alla luce del combinato disposto degli articoli 2 e 4 del DM 23 febbraio 2017, nel caso di immissione in libera pratica con introduzione del bene nel Deposito il soggetto che estrae i beni può applicare il reverse charge senza aver prestato la garanzia "in uscita" nei seguenti casi:
1) il soggetto che estrae possiede i requisiti di affidabilità indicati nell'articolo 2, comma 1, del DM citato;
2) il soggetto che estrae rientra tra i soggetti contemplati dall'art. 4, comma 1, lettere a) e b).

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10 mesi 3 settimane fa

Tracciabilità e fattura elettronica, addio alla scheda carburante

Con l’obiettivo di contrastare più efficacemente l’evasione fiscale, la legge di Bilancio 2018 introduce alcune misure finalizzate a consentire la tracciabilità e il controllo delle operazioni aventi ad oggetto benzina e gasolio utilizzati come carburanti per motori. Le disposizioni in esame puntano a limitare sempre più l’uso del contante e i fenomeni di deduzione e detrazioni illegittimi. Gli operatori interessati dovranno sin d’ora adoperarsi per farsi trovare pronti quando le nuove regole entreranno in vigore.
L’aspetto più rilevante è l’introduzione dell’obbligo a partire dal 1° luglio 2018 di effettuare pagamenti tracciabili ai fini della detraibilità dell’IVA e della deducibilità del costo. Ai fini delle imposte sui redditi viene introdotto il nuovo comma 1-bis introdotto all’art. 164 del TUIR (art. 1, comma 922, L. n. 205/2017) in base al quale l’avvenuta effettuazione dell’operazione deve essere provata da mezzi elettronici di pagamento emessi da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605. Alla luce del nuovo comma, ferme restando le misure per la deducibilità, viene introdotta la condizione che subordina la deducibilità delle spese per l’acquisto di carburante al pagamento esclusivamente mediante:

• carte di credito;
• carte di debito (bancomat);
• carte prepagate.
Analoga disposizione (art. 1, comma 923, L. n. 205/2017) è prevista anche ai fini dell’IVA, dove all’art. 19 bis1 del DPR 633/72 si prevede che l’avvenuta effettuazione dell’operazione deve essere provata dal pagamento mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, o da altro mezzo ritenuto parimenti idoneo individuato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.
Le nuove disposizioni obbligheranno gli operatori economici che vorranno detrarre l’IVA o dedurre il costo del carburante a utilizzare mezzi di pagamento elettronici. Il pagamento con mezzi diversi, per esempio il denaro contante, sarà ovviamente possibile ma non consentirà riflessi fiscali ai fini della detraibilità dell’IVA e della deducibilità del costo.
Dal 1° luglio cambieranno anche le regole relative alla documentazione della spesa con le seguenti importanti novità:
• la scheda carburanti di cui al DPR 444/97 recante l’attuale regolamento per gli acquisti di carburante e del correlato obbligo di tenuta della scheda carburante (sostitutiva della fattura) viene abrogata (art. 1, comma 926 n. 205/2017);
• la fattura elettronica sarà l’unica modalità consentita per documentare gli acquisti di benzina e gasolio destinati ad essere utilizzati come carburante per autotrazione, effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti passivi IVA.
La nuova normativa rende obbligatorio quanto finora previsto in via del tutto facoltativa per effetto dal decreto legge 70/2011 che consente ai soggetti passivi IVA che acquistano carburante per autotrazione esclusivamente mediante mezzi di pagamento tracciabili la possibilità di avvalersi dell’esonero della tenuta della scheda carburante.
Ci saranno sei mesi di tempo per adeguare le procedure amministrative di imprese e professionisti alle novità della legge di Bilancio. Gli operatori economici (compagnie petrolifere, esercenti attività di rifornimento, imprese e professionisti) saranno chiamati a un cambio rapido di gestione di comportamenti fiscali che fino a oggi erano improntati nella stragrande maggioranza dei casi all’utilizzo della scheda carburante e al sostenimento della spesa per mezzo dei contanti.

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